Borsa nazionale del legno: mettere insieme le filiere e favorire lo sviluppo

21 | 12 | 2021

Come abbiamo visto all’interno dell’articolo del mese di marzo “Prezzo del legno e produzione dei pallet: quali sono le strade percorribili?”, la carenza di materia prima affligge da mesi tutta l’industria italiana: da un lato arrivano sempre meno tronchi, dall’altro la domanda è aumentata in maniera esponenziale.

La filiera del legno in Italia

L’Italia è fortemente dipendente dall’estero per molti componenti di base per la produzione e ad oggi importa l’80% del legname. Il paradosso, tuttavia, è che nel nostro Paese il legno non mancherebbe affatto, anzi.
Come sottolineano i dati raccolti recentemente da Assolegno, associazione di FederlegnoArredo che rappresenta le industrie di prima lavorazione e i costruttori in legno, negli ultimi 70 anni la superficie boschiva è triplicata, passando da 5,6 milioni di ettari a oltre 11 milioni e copre il 38% della superficie nazionale.
“Non dimentichiamoci che i boschi italiani oltre a rappresentare il serbatoio naturale di fissazione dell’anidride carbonica e a contenere gli effetti negativi del cambiamento climatico, rappresentano anche un importante driver di sviluppo socio-economico delle aree marginali, rurali e di montagna del nostro Paese”, ha affermato Angelo Luigi Marchetti, presidente di Assolegno.

La Borsa nazionale del Legno

Per questo, e anche per far fronte alle quotazioni alle stelle e mitigare l’instabilità del mercato, è di fondamentale importanza creare un cluster italiano per la gestione e la valorizzazione delle risorse boschive. Nasce così il progetto della prima Borsa italiana del Legno, iniziativa promossa da FederlegnoArredo e Uncem (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani), che darà vita a una piattaforma digitale per il legname, un luogo virtuale in cui far dialogare settore industriale e mondo della ricerca.
L’obiettivo di questa strategia? Mettere insieme le filiere e favorire lo sviluppo, far incontrare domanda e offerta di legname, unire quei pezzi di mondo economico e imprenditoriale che oggi non si parlano, aumentare il valore della materia, usare più materia locale e aprire nuovi mercati.
Investire sulle competenze e formare boscaioli, segantini, selezionatori e falegnami: questo è un altro elemento chiave nel panorama attuale. Molto spesso, infatti, trovare personale formato è addirittura più difficile che trovare la materia prima.

Come valorizzare il patrimonio boschivo italiano

Da qui la necessità di:

  • riorganizzare la filiera italiana del legno, che nel tempo è andata perduta, creando migliaia di posti di lavoro e investendo su segherie, aziende più grandi e tecnologicamente avanzate e corsi di formazione;
  • costruire economie di prossimità, così da limitare le importazioni e sviluppare le filiere locali, con notevoli vantaggi economici, sociali e ambientali;
  • promuovere una cultura del bosco fondata sulla gestione e non sull’abbandono: un bosco curato e ben gestito è un bosco certificato e sicuro, che protegge il terreno da rischi idrogeologici e garantisce la riforestazione;
  • mettere al centro il bosco italiano e le imprese di trasformazione del legno nazionale, per sostenere in particolare le aree economicamente e socialmente più fragili come quelle alpine e appenniniche;
  • portare la digitalizzazione nel settore con macchine più avanzate e tecnologiche in bosco e in segheria;
  • promuovere l’uso del legno quale materiale sostenibile, rinnovabile ed elemento centrale nel contrasto al cambiamento climatico grazie alla sua capacità di stoccare anidride carbonica.

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